Architectural Digest about Albanian Pavilion at the 16th International Architecture Exhibition – La Biennale di Venezia

Architectural Digest about Albanian Pavilion at the 16th International Architecture Exhibition – La Biennale di Venezia

Apre sabato 26 maggio (e chiuderà il 25 novembre) la XVI Mostra Internazionale di Architettura nei Giardini e all’Arsenale di Venezia, curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello studio Grafton Architects di Dublino, che ha vinto il Leone d’Argento alla Biennale del 2012 con il progetto del nuovo campus UTEC dell’università di Lima, in Perù. Titolo di questa edizione è FREESPACE, spazio libero, per indicare, come ha detto il presidente della Biennale Paolo Baratta, «La centralità della questione dello spazio, della qualità dello spazio, dello spazio libero e gratuito». 71 i partecipanti, singoli progettisti e studi, più due sezioni speciali di altre 16 e 12 partecipanti. 6 i Paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Guatemala, Libano, Pakistan e Santa Sede, che ha il suo padiglione, Vatican Chapels, sull’isola di San Giorgio Maggiore.

Arcipelago Italia è il nome del padiglione italiano, disegnato da Mario Cucinella, concentrato sulle aree interne del Paese, in cui si esprime maggiormente e con più forza l’identità nazionale. Island quello britannico: sul tetto del padiglione è stato costruito un nuovo spazio pubblico che offre ai visitatori una prospettiva inedita sulla laguna. No more free space? è la domanda che si pone Singapore alla Biennale, rispondendo alla propria particolarissima situazione di isola-città-stato densamente popolata, multiculturale, multietnica. Building a Future Countryside rappresenta le aree rurali della Cina attraverso sei episodi: le abitazioni poetiche, la produzione locale, le pratiche culturali, il turismo agricolo, la ricostruzione della comunità e l’esplorazione futura. Titolo del progetto albanese è Zero Space, inteso come il piano terra di Tirana che sarà esposto in un’installazione multi-livello e multi-sensoriale composta da elementi che guidano il visitatore in un viaggio nello spazio libero e nell’essenza della città. La caffetteria, il calzolaio, il barbiere, il sarto, il macellaio esprimono un dinamismo complesso, nel quale la città risponde pienamente ai ritmi e alle necessità di ogni suo abitante. Israele presenta In Statu Quo: Structures of Negotiation: attraverso la lente dell’architettura si esplora lo status quo stabilito nel XIX secolo per regolare i conflitti e facilitare la coesistenza nei luoghi sacri. I visitatori si muoveranno attraverso i 5 luoghi sacri maggiornmente sensibili e contesi. Possible spaces sono quelli individuati dal padiglione Danese, che presenta un approccio tipicamente danese all’innovazione attraverso quattro progetti centrati sulla collaborazione pluridisciplinare e una forte attenzione alla sostenibilità. Lifescapes Beyond Bigness, è il padiglione degli Emirati Arabi Uniti che rivelerà scene nascoste di vita quotidiana attraverso quattro paesaggi urbani su “scala umana”.

 

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Zero Space